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Daesy Frigeni

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Eccentrica
Aperta a nuovi orizzonti
Utopisticamente realista
Idealista

MiLLE RoNd De jAmBE

... Parole tra corpo e mente ...
23 ottobre

...Le baiser...

 
 
 
***
 
 
 
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Qui pourrait m’aider
Qui pourrait sauver mon âme
Je m’en fous, je voudrais te donner un baiser
Je veux te donner
Je veux te donner un baiser
Laisse-moi passer effleurer mes doigts sur toi
Come to me
On va s’embrasser et nos lèvres
Vont se purifier
Tu me donnes un baiser et nos langues
Vont juste s’emmêler
Et ta peau se mouilla, elle aura comme un goût,
Un goût de lait
Je te respire
Sur ton sourire
Le baiser que tu m’as donné pour t’aimer
Je t’aime comme un fou...
Come to me
Come to me
Come to me

Seuls tous les deux, on restera attachés
Comme un adieu
J’envie de te caresser, j’ai envie de ton baiser
Nos lèvres vont se mouiller et nos cheveux vont s’emmêler
Ton sourire effrayé. Oh ! Oh ! Corrige-moi mes fautes
Embrasse-moi
Come to me
Le baiser pour rester rien que nous deux
Pour s’aimer et s’embrasser

Come to me
Come to me
Come to me

Chi potrà aiutarmi
chi potrà salvare la mia anima
non mi interessa, ti vorrei dare un bacio
ti voglio dare
ti voglio dare un bacio
lascia passare il tocco delle mie dita su di te
vieni da me
ci abbracceremo e le nostre labbra
si purificheranno
dammi un bacio e le nostre lingue
si attorciglieranno
la tua pelle si bagnerà e avrà come un gusto,
un gusto di latte.
Sul tuo sorriso
il bacio che mi hai dato per amarti.
Ti amo come un fuoco..
viene da me
vieni da me
vieni da me

Soli tutti e due, resteremo attaccati
come un addio
ho voglia di accarezzarti, ho voglia dei tuoi baci
le nostre labbra si bagnano e i nostri capelli si impiglieranno
il tuo sorriso spaventato. oh! oh! correggi i miei errori
abbracciami
vieni da me
il bacio per restare nient'altro che noi due
per amarci e abbracciarci

i
Vieni da me

Vieni da me

Vieni da me

 

 

 
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***

 

 

 

 

 

 

07 ottobre

Una finestra sui culti

 

Ed un giorno, sfruttando lispirazione datomi da un innocuo compito di filosofia nonché le vaganti idee del mio geniale amore, scrissi un dialogo tra tre religioni.

Per aprire una finestra su un attualissimo panorama tematico e per accorgermi, infine, che per avere idee un poco più chiare dovrei aprirne altre cento, di finestre.

 

******

Tardo pomeriggio di una giornata autunnale. Il sole, ormai pronto a tramontare, illumina ancora per pochi minuti la  grigia ferrovia di una cupa zona di periferia. Sulle panchine di legno scuro, ormai erose o distrutte, siedono tre abitudinari pendolari, immersi in chissà quali strani pensieri o tormenti.

Per comodità, chiameremo tali taciturni Vero, Ovunque e Nessuno: d’altronde, tra i tre, nessuno conosce la biografia dell’altro. Solo guardandosi freddamente con la coda dell’occhio, si scoprono totalmente dissimili: il primo pare un ragazzo sulla trentina, coi capelli notevolmente lunghi ed il volto palliduccio. Il secondo ha un aspetto alquanto misterioso, si guarda sempre in giro come se, con coi quei suoi occhi celesti, cercasse qualcosa o qualcuno di importante; l’ultimo, invece, appare un tipo piuttosto giovane, intento a sorseggiare un buon caffè e a pigiare i piccoli tasti del portatile.

Dio solo può sapere che ci fanno lì quei tre in quel momento. Ammesso che Egli esista.

 

“ Treno in arrivo sul binario 3”. Una fanciulla , avvolta in un morbido poncho, corre per raggiungerlo e dalla borsetta le casca un libretto leggero, tutto sciupato. Le porte del treno si chiudono alle spalle della ragazza ed, all’unisono,  i tre pendolari fissano il testo inebetiti.

 

Attratti sebbene intimoriti dall’oggetto smarrito, si scoprono l’uno di fronte agli altri, sulla banchina semivuota della ferrovia . “…Ezza di Dio”, sembrano pronunciare simultaneamente, osservando la copertina lacera del libro. “E’ chiaro che si tratta di un manuale sulla SALVEZZA di Dio: è un vero peccato che la ragazza non possa più averlo con sé ma è comunque bello pensare  che c’è ancora gente curiosa e pensante, che ha fede in Dio”, proferisce con tono aulico Vero, spezzando il ghiaccio.  Una risatina sarcastica lo interrompe: “ Voi cattolici siete così  ingenui ! Non osate mai mettere in dubbio ciò che vi viene rifilato come vero e certo? E soprattutto, non osate mai pensare che, dietro a tutto, ci sia un’ INESATTEZZA di Dio?” , afferma tutto d’un fiato il giovane Nessuno. La risposta di Ovunque fu più che risoluta: “Dagli albori, il discorso è sempre quello: il cattolico sbaglia a rifiutare l’idea di identificazione fra l’ Universo e la divinità che lodano, l’ateo erra credendo che non esista alcun Dio. Che vi piaccia o no, Dio è ovunque : è negli oggetti che vedete, nella natura che vi ruota attorno. Logico è quindi che il vero tema del suddetto testo sia la CONCRETEZZA di Dio ”.

Tre frasi bastarono, sia per rimarcare la loro forte diversità sia per far esplodere uno dei dialoghi più antichi e al contempo più attuali della Storia.

 

VERO: “Nessuno, tento di rispondere alle tue domande: Dio non può essere inesatto in quanto simbolo di Perfezione, di Bene Supremo. Ficcati bene in testa che colui che tu reputi inesatto è e rimarrà sempre colui che tutto crea”.

NESSUNO: “Come puoi saperlo, Vero? Potrebbe essere lui il creatore come potrebbero esserlo chiunque altro: ogni religione, compresa quella cattolica, non possiede alcun documento che razionalmente attesti la presenza di un Dio Supremo”.

VERO: “Fede non è ragione! E’ molto più! Aver fede significa avere fiducia assoluta in Dio poiché, come enunciò Pietro, la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta dalla parola di Cristo. Solo chi avrà questa grande virtù, sarà degno d’esser ricompensato”.

NESSUNO (tutto d’un fiato) : “Perché mai dovrei aver fiducia d’un Ente Supremo che non conosco? Perché dovrei credere alle parole di Gesù, un uomo indubbiamente esperto in comunicazione e in predicazione ma innegabilmente paragonabile a molti altri “filosofi scomodi”? Perché dovrei prestar fede alle parole di Pietro, dei discepoli  e di quella Chiesa che, il più delle volte, ha messo in bocca al Dio che loda condanne ed esecrazioni umilianti per la stessa natura umana?”.

VERO (innervosito): “Perché, come dice lo stesso Pietro, i discepoli non ci hanno fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo  perché sono andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché sono stati essi stessi testimoni oculari della sua maestà!"

NESSUNO: “Beh, resta sempre una domanda: perché Dio ha voluto crearci?”.

VERO (perplesso): “Beh… per svariati motivi che non sto ad elencarti in quanto, da “buon” senzadio, contribuiresti solamente a negarli.”

NESSUNO (sarcastico): “Io non so perché Dio abbia avuto la briga di crearci. Io non so nemmeno se dio esiste. Ma, come sosteneva il vecchio Allen, spero che abbia una buona scusa”.

OVUNQUE: “Credo che entrambi vi stiate smarrendo: la giusta strada è più vicina di quanto voi possiate immaginare.”

NESSUNO (ironicamente) : “Ah sì?”

OVUNQUE: “Certamente. “

VERO: “ Ovvio. Anche uno zuccone capirebbe che ancor oggi Dio è in mezzo a noi. Si rende visibile a cattolici, scettici e misantropi mediante meravigliosi miracoli operati dai suoi Santi”.

Nessuno irrompe in una risata soffocata.

OVUNQUE: “Non sono proprio così concorde, Vero. Dio non si manifesta solo attraverso i Santi, anzi! Tutto è Dio. Potete sentire la sua voce nelle onde del mare, nel fruscio di una foglia, nel movimento del grano e nel silenzio di un tramonto”.

VERO: “Dio è Uno solamente. Non può esser logico il tuo ragionamento”.

NESSUNO: “Invece è possibile che sia così, cinico d’ un Vero. Ma ora il ragionamento che propongo a te, Ovunque, è questo : se Dio si manifesta in ogni cosa, è evidente che allora si possa manifestare anche nel fischio di una pallottola o nelle grida di un bambino affamato.”

OVUNQUE (perplesso): “Potrebbe anche essere come sostieni. Ma, in quanto panteista, ho acquisito un approccio molto più positivo nei confronti dell’ esistenza umana su questa terra: è questo che mi differenzia sia da te che da Vero. Tu, Nessuno, in quanto ateo, non sei spesso in grado di fornire un senso positivo di appartenenza alla Natura e all'universo, mentre tu, Vero, non ti sei mai posto domande su ciò che hai sempre creduto fosse vero”.

 

I tre si guardano, a questo punto, tutti perplessi, forse perché senza più cose da dire o forse perché vorrebbero ribadirne mille altre. Non se ne accorgono, ma contemporaneamente i loro occhi si riposano sul libretto, quel libretto  che nessuno ha ancora avuto il coraggio di raccogliere.

 

D’un tratto, una folata di vento. La natura fa ciò che i tre confusi avrebbero voluto fare sin dall’inizio, se solo ognuno di loro avesse avuto la certezza di non dover poi confutare le proprie certezze : aprire il libretto e sfogliarne le pagine.

 

Il libro è vuoto. E i tre non sanno più se prenderla come un’afflizione o come un sollievo.

D’altronde ognuno di loro sapeva già che quel libro poteva contenere tutte le parole, le idee e i pensieri del mondo. Solo una cosa poteva essere certa: in futuro si sarebbero sempre seduti nello stesso posto e nello stesso ordine perché, sin da quando è sorto il mondo, il Vero è sempre stato tra il Nessuno e l’Ovunque.

 

******

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                            _ Daesy_

 

 

08 settembre

Dalla maggiorenne a Brain, con tanto affetto.

 
 
 

Luce soffusa, nella camera da letto.

Sulla scrivania, le essenze del mio disordine abitudinario: penne carenti di inchiostro, matite nervosamente sbocconcellate,  l’ormai best-seller di Faletti, i cari vecchi fumetti di Charlie Brown e compagnia bella.

Poco più lontano, il barlume della lampadina mi permette di scorgere la sagoma dell’ombra. Hai presente il gioco del mimo, Brain? Io mi diverto un sacco a farlo con l’amica ombra. E’ spassosissimo vederla stendersi lo smalto verde smeraldo mentre, con la coda dell’occhio invisibile, divora un Art Dossier su Andy Warhol.

Eppure non riesco a godermelo appieno questo gioco con l’ombra, sembra tutto così strano stanotte.

E’ forse questo il peso dei diciotto anni, Brain? Li ho sognati fino a ieri ed ora comincio invece a temerli, vorrei poter fare progetti su progetti ed invece mi spaventa sapere che buona parte di essi potrebbero non concretizzarsi. E’ incredibile come tutt’a un tratto ti accorgi di aver raggiunto la tanto bramata maggiore età e ripensi a te piccina, ai tuoi tanti piccoli,grandi problemi e alle mille gioie di cui hai goduto … E vorresti troppe cose.

Vorresti che una telecamera t’avesse ripreso ogni secondo per guardare il tuo primo grido, il tuo primo sorriso, il tuo primo pianto, il tuo primo giorno di scuola, la tua prima difficoltà, le tue prime amicizie, le tue prime delusioni, il tuo primo amore.

Vorresti studiarti e capire che ti piaci da morire, nonostante gli sbagli che hai fatto e che, indubbiamente, continuerai a fare.

Vorresti prendere al volo il primo low cost…

… Sempre viaggiare,

scoprire quello che intorno c’è da scoprire

per raccontarti e poi farmi raccontare

il senso d’un rabbuiarsi e del gioire.

Vorresti ripetere le vacanze estive d’ogni anno passato. Sì, proprio quelle per le quali stressavi tua madre ripetendo che ormai eri grande e che pretendevi un minimo di libertà (furbescamente  circoscritta ad una settimana di ferie con le amiche)…

… tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l' universo
.

Vorresti ricordare ogni secondo della tua vita senza il bisogno di vergognartene…

…restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.

Vorresti giocare, giocare, giocare come una dea fanciulla felice ed immortale…

…cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse  tendere all' infinito.

 

La fata madrina mi implora di riposare almeno un poco stanotte, mentre il grillo parlante mi ammonisce per la sfilza di egoistici “vorrei”.

Dicono che dovrei crescere, che scrivere di sogni e deliri è infantile e conseguentemente inutile.

Caro Brain,

                  a me sembrano entrambi tanto sciocchi ed irritanti.

                           

 

 

 

 

 

 

02 settembre

La ragazza col bicchiere d'acqua.

 


***

- “La ragazza col bicchiere dacqua...”
Sì?”
- “Se sta un podi lato è forse perché sta pensando a qualcuno...”
Aah qualcuno del quadro!”
- No, piuttosto un ragazzo incontrato altrove...ma...lei ha limpressione di essere un pò simile a lui...”
"Ah in altri termini preferisce immaginare un...un rapporto con qualcuno che non cè, piuttosto che creare un legame con quelli che sono lì con lei...”
- “Mmm magari è il contrario, si fa in quattro per risolvere i pasticci della vita degli altri...”
Sì ma lei? Dei pasticci della sua vita...chi è che se ne occupa?”
- “Ma è meglio consacrarsi agli altri che a un nano da giardino!”

 

 

 

 

 

 

***

 
26 agosto

Poesia della real fantasia

 
  

POESIA     DELLA     REAL    FANTASIA 

 

 

Al color cobalto delle grotte

 e, ai miei finti paradisi, buonanotte. 

 

 

C’è una carta che benda,

 aggomitola mille ambigui pensieri,

e migliaia di archibugieri

 alle porte del miraggio.

 

 

 C’è una tavolozza di colori

 ed un’ampolla, colma di valori.

 

 

C’è l’Amore,

quello in scatola però,

 quello in cui la cintola s’abbassa

e ci si chiede dov’è finito il Vero Cuore.

 

2vj4m0i.jpg Amore image by annalisa63

 

C’è l’ innocenza,

 il latte caldo che rimpinza il piccolo,

 

 

e poi l’avidità

 di chi fa della corruzione una comodità.

 

 

C’è la passione,

 quella ardente e quella gelida,

la prima ridente, la seconda cupida.

 

 

C’è un bacio

 e poi un altro ancora

  sulla mia fronte,

per ricordarmi che anche senza bugie

 so essere seducente.

 

 

C’è un piccolo spazio di cielo

 stanotte,

di color cobalto come le grotte,

 ma senza gallerie buie o avventure galeotte.

 

 

 Ti odo veemente

 artificioso inferno della mia mente.
 
 
- Desy -
 
 
 
 

18 luglio

The Wild Rose

 

 

 

 

 

 

*** 

 

They call me The Wild rose

but my name was Elisa Day

why they call me it i do not know

for my name was Elisa Day


From the first day I saw her I knew she was the one
She stared in my eyes and smiled
For her lips were the colour of the roses
That grew down the river, all bloody and wild

When he knocked on my door and entered the room
My trembling subsided in his sure embrace
He would be my first man, and with a careful hand
He wiped at the tears that ran down my face

On the second day I brought her a flower
She was more beautiful than any woman I'd seen
I said, "Do you know where the wild roses grow
So sweet and scarlet and free?"

On the second day he came with a single red rose
Said: "Will you give me your loss and your sorrow"
I nodded my head, as I lay on the bed
He said, "If I show you the roses, will you follow?"

On the third day he took me to the river
He showed me the roses and we kissed
And the last thing I heard was a muttered word
As he knelt (stood smiling) above me with a rock in
his fist

On the last day I took her where the wild roses grow
And she lay on the bank, the wind light as a thief
And I kissed her goodbye, said, "All beauty must die"
And lent down and planted a rose between her teeth.

 

***

 

§§   Mi chiamano "La Rosa Selvaggia"
Ma il mio nome era Elisa Day
Perché mi chiamano così non lo so
Perché il mio nome era Elisa Day

Dal primo giorno che l'ho vista sapevo che lei era l'unica

Quando mi ha fissato negli occhi
Le sue labbra erano del colore delle rose
Che crescevano giù al fiume, sanguinose e selvagge

Quando lui ha bussato alla mia porta ed è entrato nella stanza
I miei brividi finivano nel suo sicuro abbraccio
Lui sarebbe stato il mio primo uomo, e con una mano delicata
Mi asciugava le lacrime che scorrevano sul mio viso

Il secondo giorno le portò un fiore
Era più bella di qualsiasi donna avessi mai visto
Dissi: "Sai dove crescano le rose selvagge
Cosi dolci, cosi rosse e libere?

Il secondo giorno lui venne con una rosa singola
Disse: mi darai la tua sconfitta e il tuo dolore
Ho annuito, mentre mi sdraiavo sul letto
Disse: "Se ti mostro le rose, mi seguirai?"

Il terzo giorno mi portò al fiume
Mi mostrò le rose e ci baciammo
E l'ultima cosa che sentii era una parola borbottata
Mentre lui stava in piedi sopra di me, con una roccia nel suo pugno

L'ultimo giorno la portai dove crescono le rose selvagge
E si sdraiò sulla riva, il vento leggero come un ladro
Mentre le davo il bacio d'addio, Dissi, "tutta la bellezza deve morire"
E mi chinai e misi una rosa fra i suoi denti
§§

 

 

  

 

 

 

 

 
16 giugno

OCEANO

 

 

Oceano

 

Oceano di stelle, d’aria e ghiaccio.

Vorrei esser lontana,

lontana,

dall’aroma del rinfaccio.

Guarderei Parigi,

con le lacrime agli occhi,

e sorridendo alla Senna

stringerei forte una penna.

Dimenticare dove si è,

prendere un treno e partire.

Sedersi nel solitario vagone

e creder che sia

d’ una nave il timone.

Incontrarti tra anni, mesi, minuti

Salutarti con un concerto di liuti.

E poi gioire,

per quell’oceano che fa paura.

Essere nuova, nascitura !

Far l’amore con le onde,

credere in un non so che di più grande.

E poi sfiorare il ricordo,

replicare ogni sbaglio.

Fumare di gusto,

crear con le nuvole un verde fermaglio.

E, tra la cenere, sentire un profumo di vaniglia,

credere che sia

l’ essenza di una biglia.

Vorrei tutti quei mondi

nei miei occhi, sai?

Vorrei infantili scarabocchi

di infiniti girotondi.

Rivestirmi d’ un blu manto,

riflettermi su gladi.

Vorrei tanto,

con l’ oceano,

giocarci a dadi.

 

 

 

 

 

- Desi -

 

* poesia personale presentata al concorso "Nelle parole riscopriamo la vita -2007/2008"

 

14 marzo

Quick rhyme

 
 
 
 
 
Sfuma
la spuma
l'aroma
profuma
  Lei acclama
  Il lupo s'affama.
Rime
anonime
premono anime,
sopprimono cime.
  Lettere
  altere
  valicano il confine.
 
 
 
 
 
AnotherWorld_Poster
 
 
 
_Desi_
 
 
 
 
 
10 marzo

...NUVOLE RAPIDE...

 
 
                                                                                  
 
Se fosse facile fare così
Poterti dire già quello che so
Farebbe freddo in un attimo che
Passerà.
Su tutto ciò che ora parla di noi:
Rabbia, illusioni e speranze che so,
Detonazioni di un attimo che
Passerà.
E rimarrà forse il vuoto di noi
A disarmare i rimpianti che so
Per ricordarci in un attimo che
Passerà.
Sugli edifici e sui cieli di noi,
Sulle stagioni e sui nostri perché
Nuvole rapide, e un attimo che
Passerà.
Piogge sul cuore, sezioni di un attimo,
Flusso, derive, parole:
Tutto si perderà.
Se fosse facile fare così
Poterti dire già quello che so
Farebbe freddo in un attimo che
Passerà.
Su tutto ciò che ora resta di noi,
Sulle parole e sui gesti che so,
Frantumazioni di un attimo che
Passerà.
E rimarrà forse il vuoto di noi
A disarmare i rimpianti che so
Per ricordarci in un attimo che
Passerà.
Flusso, derive, parole.
Se fosse facile fare così
Poterti dire già quello che so
Farebbe freddo in un attimo che
Passerà.
Su questi anni e sul cielo di noi,
Sulle ragioni dei nostri perché
Nuvole in corsa in un attimo che
Passerà.
E rimarrà forse il vuoto di noi
A disarmare i rimpianti che so
Per ricordarci in un attimo che
Passerà.
Flusso, derive, parole.
Sugli edifici e sui cieli di noi,
Sulle stagioni e sui nostri perché
Nuvole rapide e un attimo che
Domani
...Passerà...

 

 nuvole

 

 

31 dicembre

Monologo di un paranoico 31 Dicembre 2007.

 

 

 

So essere infelice, incontrollabile, incosciente,

incurante, indecisa, indifferente,

indignata,  indomita, inaffidabile,

inesperta, infingarda e inflessibile.

E tutto questo perché non capirò mai come si può essere felici in una notte senza stelle.

Come questa.

Come questa stupida notte d’insensate meditazioni.

E la cosa più incredibile

è che queste idiozie mi assillano,puntuali, durante le prime ore dell’ultimo

“indimenticabile”

giorno dell’anno.

Mezzanotte ammezza.

Buonanotte mens sana in corpore non troppo sano.

Buonanotte mondo.

Sei odioso, perché mi fai percepire tutti quei difetti.

Ma alla fin fine ti amo ,

perché so che dovresti rassegnarti :

Perdi sempre.

Sempre e comunque, Mondo caro.

Perdi perché,alla faccia tua,

all’alba del Capodanno so finalmente come trascorrere quest’ultima notte !

Dolce notte Brain,

perpetuo amico ( o semplicemente simpatizzante  ) delle mie infinite paranoie.

E dolce notte angelo mio.

Anche se è difficile che tu riesca a sentirmi .

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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